Nel mondo dello sport, perdere è visto troppo spesso come qualcosa di cui vergognarsi, dimenticando che vittoria e sconfitta costituiscono due lati della stessa medaglia.
Questo libro, la cui prefazione è curata dal giornalista di Sky Flavio Tranquillo, racconta le dieci più incredibili, epiche e devastanti sconfitte nella storia dello sport.
Perché ci sono molti modi diversi di perdere, ma i risultati negativi non sono lo specchio di ciò che siamo come persone. Piuttosto lo è il modo in cui reagiamo a essi: se arrendendoci alla prima difficoltà oppure rialzandoci e riprovando a vincere con ancor maggiore determinazione.

Allenare la mente nel mondo dello sport

“Non ho poteri magici. La forza interiore è il mio potere magico.”

Bushido, Preghiera del Samurai

È possibile allenare non soltanto il corpo e il fisico, ma anche la mente e lo spirito? In tutti gli sport, mentre le modalità di preparazione fisica, tecnica e tattica si evolvono in continuazione, si presta ancora troppa poca attenzione all’allenamento mentale degli atleti. Questa tendenza sta cominciando a cambiare solo in tempi molto recenti, con psicologi professionisti che lavorano in affiancamento a squadre e sportivi che, finalmente, hanno compreso le possibilità di miglioramento che possono derivare da un corretto allenamento delle capacità mentali. Ma c’è ancora tanta strada da fare.

Ho lavorato molto all’idea di questo blog, leggendo e raccogliendo materiale da varie fonti per cercare di fondere assieme elementi base di psicologia, esperienze personali, storie di grandi sportivi, libri, cinema e un pizzico di filosofia orientale. I buoni propositi sono quelli di un post ogni settimana (massimo due), nei quali cercherò di affrontare, da tutte le possibili angolazioni, il tema della preparazione mentale degli atleti.

Allenare la mente nel mondo dello sport è uno slogan ambizioso, ma avere degli obiettivi importanti è il primo passo indispensabile per realizzare qualcosa. Spesso però rifiutiamo di porci traguardi troppo sfidanti, perché crediamo di partire svantaggiati nei confronti di chi ha palesemente più ‘talento’ di noi.

Nessuno può intervenire sul lavoro di Madre Natura: in termini di qualità innate, siamo quello che siamo. C’è chi è alto e chi è basso, chi ha leve lunghe e chi corte, chi è veloce come un fulmine e chi… beh, un po’ meno. Ma questo non vuol dire che bisogna rassegnarsi a vivere una vita determinata dal destino. Significa solo che le caratteristiche genetiche vanno considerate come un capitale di partenza. Quello che possiamo fare è far rendere nel miglior modo possibile questo capitale, direzionando nel modo corretto i nostri sforzi verso gli obiettivi ambiziosi ma realistici.

L’allenamento fisico è una delle due strade che è possibile seguire per migliorare le possibilità di raggiungere il successo sportivo, a patto di farlo con sufficiente costanza e impegno. Solo attraverso un miglioramento dei livelli di forza, resistenza, velocità e precisione, può essere raggiunto un miglioramento dei risultati. Attenzione però: allenatori e trainer possono solo indicare gli esercizi da fare, ma il miglior programma di allenamento del mondo è perfettamente inutile se il lavoro viene svolto in modo superficiale. Il ‘cosa’ potrà essere indicato da qualcun altro, ma è il ‘come’ a fare la differenza, qualunque sia lo sport e l’esercizio da svolgere.

Accanto al lavoro finalizzato all’incremento delle capacità fisiche, esiste un altro tipo di allenamento che coinvolge l’affinamento delle capacità mentali. Come detto, questo è un aspetto troppo spesso trascurato e che cercherò di approfondire in queste pagine. Purtroppo per voi, non ho alcuna formula magica da rivelarvi. Non esistono trucchi grazie ai quali potrete vincere ogni gara, partita o incontro. Inoltre, come per l’allenamento fisico, anche qui sarete voi a dover svolgere la maggior parte del lavoro. I miei post (spero) al massimo potranno aiutarvi a capire in che direzione rivolgere i vostri sforzi e quali strumenti utilizzare per sfruttare al meglio le vostre potenzialità. Il resto (la fatica, il sudore, i sacrifici, etc) sta a voi.

Per concludere, forse qualcuno si sta chiedendo quale sia il senso del nome di questo blog. Nel pugilato i round sono dodici, perché aggiungerne un altro? Semplice. Il Tredicesimo Round è il round che non si vede, quello che non è segnato su nessuna scheda. È il round che solo in pochi sono in grado di di affrontare, perché la stragrande maggioranza degli atleti si accontentano di fare quello che gli viene richiesto, senza aver voglia di vedere cosa c’è dopo il suono dell’ultima campana.

Ma, allo stesso tempo, il Tredicesimo Round è il round che fa davvero la differenza. Buona lettura.

Giorgio Barbareschi