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Colui che conosce il proprio obiettivo si sente forte

Lao Tzu

Per raggiungere qualsiasi risultato per prima cosa è essenziale aver ben chiaro dove vogliamo arrivare, ossia fissare un obiettivo da raggiungere. Ma se gli obiettivi non sono strutturati nel modo corretto, è molto probabile che le nostre energie saranno mal direzionate e le possibilità di raggiungerli (e verificarli) verranno sensibilmente ridotte. Questo vale in tutti i campi: vita privata, lavoro, sport.

In PNL si parla di obiettivi ben formati, nella gestione aziendale di obiettivi S.M.A.R.T. Il succo in entrambi i casi è sempre lo stesso: perché possa trasformarsi in risultato, è necessario che un obiettivo possegga determinate caratteristiche.

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Siamo all’inferno adesso signori miei. Credetemi. E possiamo rimanerci, farci prendere a schiaffi, oppure aprirci la strada lottando verso la luce.

Dal film ‘Ogni Maledetta Domenica’

Esiste molta confusione riguardo all’origine della spinta motivazionale nello sport, in particolare sul fatto che essa debba provenire dall’esterno o dall’interno. Molti tendono ad attribuire la capacità di infondere motivazione a personaggi dotati di un particolare carisma e della capacità di fare discorsi memorabili, in grado di toccare l’anima degli atleti per farli rendere oltre le normali possibilità. 

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“Voler fare qualcosa è molto diverso dal farlo. Se mi trovassi ai piedi di una montagna e mi dicessi che potrei arrivare fino in cima, senza poi effettivamente provarci, quale sarebbe il senso di tutto ciò?

Tom Brady

Tom Brady è considerato, praticamente all’unanimità, il miglior giocatore nella storia della NFL, la lega professionistica di football americano. In vent’anni di carriera ha raccolto ogni tipo di possibile trofeo, sia individuale che di squadra: 14 selezioni al Pro Bowl, 5 volte All Pro, 3 volte MVP della stagione regolare volte e 4 volte MVP del Super Bowl, la finale del campionato che ha raggiunto per ben nove volte (record) vincendola in ben sei occasioni (record anche questo).

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“È buffo. Quei gabbiani che non hanno una meta ideale e che viaggiano solo per viaggiare, non arrivano da nessuna parte e vanno piano. Quelli invece che aspirano alla perfezione, anche senza intraprendere alcun viaggio, arrivano dovunque e in un baleno.”

Dal libro ‘Il gabbiano Jonathan Livingston’

Il Gabbiano Jonathan Livingston, pubblicato nel 1970 dallo scrittore americano Richard Bach, è un libro meraviglioso. Può essere letto da bambini, adolescenti, adulti o anziani, scoprendovi ogni volta un insegnamento differente. Io l’ho già riletto almeno una decina di volte e vi confermo che non mi stanca mai. È il racconto di un gabbiano diverso da tutti quelli che compongono il suo stormo: mentre gli altri considerano il volo un semplice strumento utile a procurarsi il cibo con il quale sopravvivere, Jonathan vola per il puro piacere di farlo, per sperimentare i suoi limiti con tecniche nuove o raggiungendo velocità mai toccate da nessuno dei suoi simili. Continua a leggere

“Si cercano uomini per un viaggio pericoloso. Bassi salari, freddo glaciale, lunghi mesi di tenebre. Incolumità e ritorno incerto.
Onori e riconoscimenti in caso di successo.”

Inserzione in un giornale di Londra del 1913

Ernest Shackleton è stato un famoso esploratore inglese dei primi del ‘900. Questo è l’annuncio che pubblicò su un quotidiano londinese per cercare volontari per effettuare la prima traversata dell’Antartico nella storia dell’uomo. Servivano una trentina di persone per organizzare la spedizione, secondo voi in quanti hanno risposto? Ve lo dico io: a rispondere all’annuncio furono oltre 5.000 persone.

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“Come si fa a mangiare un elefante intero? Lo si mangia un pezzetto alla volta.

Antico proverbio africano

Il concetto di resilienza ha due componenti strettamente connesse tra di loro: una coinvolge la capacità di superare la fatica e i disagi fisici, l’altra la capacità di resistere allo stress psicologico e di sopportare contrattempi e fallimenti. Alla base di entrambe ci sono positività, energia, autodisciplina, tenacia, flessibilità e anche creatività, perché saper reagire alle situazioni impreviste può richiedere di dover affrontare gli eventi scegliendo una prospettiva differente rispetto a quella più immediata. La radice però è unica: l’attivazione della capacità di ‘tenere duro’ viene sempre e soltanto dalla nostra mente.

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